Prestito Personale per Lavoratori Autonomi: guida completa

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In questo articolo parliamo di prestito personale per lavoratori autonomi. Infatti, anche un libero professionista potrebbe avere l’esigenza di accedere al credito. Spesso, si è portati a pensare che per le Partite Ive possa essere complicato ottenere un finanziamento. Non sempre le cose stanno esattamente in questo modo e, dunque, è importante fare chiarezza.

Bisogna sicuramente partire da un dato di fatto: un lavoratore autonomo è un professionista che non può contare su una busta paga mensile e su uno stipendio fisso. Dunque, per definizione, le Partite Iva non possono accedere, ad esempio, alla cessione del quinto, per la quale la condicio sine qua non è proprio un’entrata reddituale costante (stipendio/pensione).

Un libero professionista rimane, però, comunque un lavoratore, dunque un soggetto che produce reddito in virtù dell’attività che svolge. Andremo a vedere come funziona un prestito personale per Partite Iva e quali sono i requisiti da possedere.

Cos’è il Prestito Personale per Lavoratori Autonomi

È un prestito non finalizzato, dedicato ai liberi professionisti. Non si tratta, dunque, di un prestito aziendale. La differenza è che con i finanziamenti non finalizzati non è necessario spiegare in che modo verranno utilizzati i soldi ottenuti in prestito. Al contrario, con i finanziamenti aziendali la situazione cambia. Molto spesso, infatti, la concessione del credito è legata ad un progetto da portare avanti, relativo alla propria attività professionale.

Il prestito personale per lavoratori autonomi presenta particolari caratteristiche, come ad esempio un tasso d’interesse fisso e rate costanti. Questi finanziamenti hanno, in genere, una durata fino ad un massimo di dieci anni. La cifra massima che si può ottenere è a discrezione delle singole banche ma, mediamente, si aggira sui 30.000 euro.

Quali requisiti servono?

Quello dei requisiti è un capitolo fondamentale per quanto riguarda i prestiti ai lavoratori autonomi. L’aspetto reddituale è quello, ovviamente, sul quale tenderà a concentrarsi maggiormente la banca in fase di valutazione della richiesta. Dovrai, dunque, dimostrare di generare tramite il tuo lavoro un reddito tale da mettere al sicuro l’istituto di credito dal rischio di insolvenza.

Anzianità professionale

Il primo aspetto da considerare riguarda la tua anzianità professionale. Da quanto tempo lavori come libero professionista? Se hai appena aperto la Partita Iva potrebbe essere più difficile accedere ad un prestito personale. La banca, infatti, non avrà uno storico di dati reddituali cui affidarsi. Di conseguenza, potrebbe essere costretta a respingere la tua richiesta.

Se, invece, svolgi questo lavoro già da diversi anni, allora il discorso cambia. La finanziaria vorrà vederci chiaro rispetto alle entrate che la tua attività ha generato nel corso del tempo. Magari, la tua attività ha registrato di recente una crescita e negli ultimi anni hai guadagnato di più rispetto a quando hai intrapreso questo percorso. In circostanze del genere, la banca potrebbe essere più propensa a concedere il finanziamento.

Affidabilità creditizia

Ti è già capitato in passato di sottoscrivere dei finanziamenti? Lo scenario ideale per le banche è quello di avere come interlocutore un soggetto che ha già acceso dei prestiti e che li ha rimborsati rispettando tutte le scadenze. Come dicevamo poc’anzi, la banca ha bisogno di informazioni concrete sulle quali basare le proprie decisioni.

Per assurdo, un soggetto che non ha mai stipulato un contratto di finanziamento pone la banca in una situazione complicata. L’istituto di credito non sa se può fidarsi o meno di quella persona ma, non avendo informazioni chiare al riguardo, potrebbe respingere la richiesta.

Ecco perché molti consulenti del credito consigliano ai propri clienti di richiedere dei piccoli prestiti finalizzati. Si tratta di finanziamenti legati all’acquisto di un bene, tramite i quali si può ottenere il cosiddetto “censimento” in banca dati. Acquistando, ad esempio, uno smartphone e pagandolo regolarmente a rate, dinnanzi ad una successiva richiesta di finanziamento la banca non respingerà a prescindere la domanda ma quantomeno entrerà nel merito della questione.

Diverso è, invece, il caso in cui il tuo nome sia segnalato negativamente in banca dati. Ciò accade quando si accumulano dei ritardi nel rimborso di una o più rate. Tutto questo può essere sintomo di scarsa affidabilità creditizia e potrebbe indurre le banche a rifiutare la richiesta di finanziamento.

Garante (in alcuni casi)

Se le garanzie presentate dovessero essere ritenute non sufficienti ai fini dell’erogazione del finanziamento, la banca potrebbe concederti un’altra chance. Essa consiste nell’individuare un garante, ossia un soggetto terzo che funga da coobbligato. In buona sostanza, dovrai trovare una persona che si assuma la responsabilità di pagare le rate al posto tuo, qualora tu non fossi più in grado di farlo. La presenza di un garante potrebbe essere indispensabile specie nei casi in cui l’importo richiesto sia considerato abbastanza elevato.

Chiaramente, la banca farà sul garante le stesse indagini che ha già compiuto di te. L’obiettivo è di individuare nel garante la presenza di sufficienti garanzie, sia in termini reddituali che di affidabilità creditizia. Di conseguenza, poni molta attenzione alla scelta del garante. Sarebbe preferibile optare per persone con un reddito costante e il cui passato creditizio sia esente da ombre e punti oscuri.

Quali documenti dovrai presentare?

La documentazione richiesta per i prestiti personali alle Partite Iva, in genere, è abbastanza semplice. È piuttosto probabile che la finanziaria avrà bisogno dei seguenti documenti:

  • Carta di identità;
  • Codice Fiscale;
  • Ultima/ultime dichiarazione/dichiarazioni dei redditi.

L’ultimo punto è quello sul quale ogni banca potrebbe comportarsi in maniera differente. Magari anche a seconda dell’importo che hai richiesto, ci saranno istituti che si accontenteranno della tua ultima dichiarazione ed altri che vorranno visionare anche quelle degli anni precedenti.

Tempistiche per l’erogazione

Qualora tu possegga i requisiti richiesti per l’approvazione, l’erogazione del prestito personale per lavoratori autonomi può avvenire anche in tempi piuttosto brevi (10/15 giorni lavorativi). Qualora la richiesta di finanziamento venisse approvata, ricorda che dovrai fornire alla banca anche l’IBAN sul quale accreditare la cifra.

Quale banca scegliere?

Il nostro consiglio, in generale, è quello di guardarsi sempre bene intorno e di confrontare offerte e condizioni proposte dalle varie banche. Lavorando come libero professionista è probabile che tu abbia un conto corrente. Di conseguenza, ti consigliamo magari di fare un passaggio con la tua banca per verificare se vi siano le condizioni per ottenere un prestito personale. In ogni caso, valuta la possibilità di rivolgerti ad un consulente del credito esperto in materia. Ti aiuterebbe a risparmiare tempo e, chissà, potrebbe rivelarsi decisivo anche ai fini dell’approvazione della tua richiesta.

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